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martedì 30 marzo 2010

Respiri



Un respiro prolungato fugge via da cavità umane e sembra quasi vento, diventa quasi musica, quasi canto.

La fatica ed il piacere si alternano in quella bocca che si attacca all’aria, e si disperdono in quella stessa aria riempita da un viso e da nuvole di fiato.

Aria è un mare che non bagna, un tuffo costante, un abisso orizzontale e verticale, senza fondali, senza pesci, dove correre e stare fermi.

L’aria ha il limite di una tinozza di cielo, immenso ed impalpabile, non liquido, che la contiene tutta, schiacciando visivamente corpi puntiformi.

Della stessa sostanza dell’anima, ingoiata da una cavità di carne ne ha smarrito il peccato, fuggendo via verso l’alto, leggera.

Un respiro prolungato pare quasi divenire voce, un urlo ed una smorfia, un uomo ed un animale, forme alterate, il verso di un’ombra sfregiata da luci bianche schizzate all'improvviso.

Un respiro è fluido caldo su cui far scorrere la parola, da far sgorgare copioso, come sangue, come seme, come poesia, come vita.

Nel movimento dei corpi, la pelle plasmata dal vento si ribella alle chiusure geometriche, alle forme già tracciate, alle danze studiate col moto degli arti, e codifica la voce interiore, lo zefiro modulato,  lo smarrimento breve, la dissoluzione continua.

Mi confondo con il mio ambiente bevendo ossigeno dalle narici, soffiando calore e memoria labile di uomo nei miei liberi percorsi.

Temo sempre di restare solo e di soffocare, ma vivere non è solo un respiro.

1 commenti:

alessia buttice ha detto...

il respiro si é bloccato per poterla leggere tutta d'un fiato, e così come é stato bloccato ha trovato la forza di uscire per poter dire che é semplicemente bellissima .

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